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SUMMARY:Voglio essere incinto
DESCRIPTION:Residenze Bellandi \nNausea\, vomito\, voglie e aumento di peso fino alle doglie: i compagni di donne incinte che manifestano questi sintomi soffrono della cosiddetta “sindrome della Couvade”. Ed è una sfumatura del peculiare fenomeno il soggetto di questo ultimo capitolo della “Trilogia degli affetti”\, realizzata della compagnia EstroTeatro. \nAcquista online \n \nUna produzione EstroTeatro\nda un’idea di Mirko Corradini\ncon Mirko Corradini\nregia di Alessandro Maggi \nSempre più spesso i compagni delle donne incinte accusano dei sintomi tipici della gravidanza: nausea\, vomito\, voglie e aumento di peso fino alle doglie. Il fenomeno prende il nome di “sindrome della Couvade”. Voglio essere incinto è l’ultimo spettacolo de La trilogia degli affetti\, trilogia che ha debuttato con Big Fish ed è proseguita con My Life.1 agosto – 31 luglio e non è la storia della sindrome della Couvade: è la storia di un uomo che fin da bambino è stato invidioso delle donne\, della loro forza\, delle mestruazioni\, della gravidanza e del sogno di sentir crescere una vita dentro al proprio corpo. Prima assoluta del nuovo spettacolo della Compagnia EstroTeatro.
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SUMMARY:Inverno
DESCRIPTION:Residenze Bellandi \ndi Jon Fosse\ncon Alessio Dalla Costa e Giulio Federico Ianni\nregia di Giuseppe Amato\nproduzione Emit Flesti\ncon un ringraziamento a ariaTeatro \nInverno del norvegese Jon Fosse osa affrontare il meraviglioso mistero dell’incontro fra anime. Se queste poi provengono da strade totalmente differenti e lontanissime\, il mistero oltre che bellissimo ha un suo gusto spaventoso. \nAcquista online\n \nOgni vita nel gioco delle possibilità può essere collegata a quella di chiunque altro per istanti\, sguardi\, atti vissuti e non. Se il tempo regala questo misterioso intreccio\, non è dato sapere in che modo due anime possono incontrare il nuovo sentire e\, assecondando un bisogno misterioso e profondo\, scivolare l’uno dentro l’altro amandosi. Toccarsi\, sfiorarsi\, abbracciarsi senza ferire\, seguendo il gioco di queste infinite\, ma precise possibilità è il mistero più bello che possa accadere a chiunque. \n“Inverno” il testo del drammaturgo Jon Fosse\, considerato il maggiore scrittore norvegese contemporaneo\, osa affrontare il meraviglioso mistero dell’incontro fra anime. Le anime che sceglie non potrebbero provenire da percorsi più diversi e lontani. I protagonisti che nel testo di Fosse sono un uomo d’affari e una prostituta\, nella regia di Giuseppe Amato diventano un comune uomo medio di estrazione borghese e un uomo in una fase di transito sessuale e di genere\, ed è così che il loro intrecciarsi in questo incontro che si vena di un retrogusto straniante e al tempo stesso magnetico. Come voyeur di questo contatto assistiamo alla nascita di un atto poetico dalla sua matrice più bassa. Dalla pochezza di vite storte e periferiche prende vita sotto forma di teatro una poesia che si chiama amore.\nJon Fosse affronta in questo piccolo testo il tema prezioso del diverso e dell’emarginato attraverso una visione assolutamente schierata\, che con la scelta registica di Amato amplia ulteriormente l’orizzonte di analisi di quei rapporti umani spesso vissuti nell’oscurità. Entrambi i personaggi\, interpretati da Alessio Dalla Costa e Federico Giulio Janni\, sono dei reietti della società seppur per ragioni diverse e vengono studiati attraverso gli occhi dell’interlocutore che in questo scettico avvicinamento al diverso da sé comincia ad innamorarsene. Non si tratta quindi di un approccio freddo dell’autore allo studio di sottoculture metropolitane a lui distanti\, ma di una schierata dichiarazione d’amore verso una “sottoumanità” adorabilmente sbagliata.\nIn questa scrittura\, nel linguaggio scarno di questo autore\, volutamente epurato da ogni fronzolo per non rischiare che le parole possano seppellire i sentimenti\, c’è una grande e quasi ossessiva ricerca della verità profonda dei rapporti umani. Soprattutto quando questi sottendono grandi piaghe sociali\, come il razzismo\, la paura del diverso e l’omofobia\, ma anche dall’altra parte il cieco giudizio del conformismo sociale.\nPerché nella ricerca di questa verità autentica dei rapporti fra esseri umani il disagio non è solo vissuto da una parte più debole e socialmente emarginata\, ma anche da chi è più conforme a una visione comune e stereotipata e di questa ne è vittima. In questa non banale visione di ogni identità come potenzialmente disagiata o vittima dello stereotipo risiede la grandezza della scrittura di Fosse. \nSono dunque i rapporti umani di queste vite al margine il cuore di “Inverno” la nuova produzione di Emit Flesti. Lo spettacolo vede in scena Alessio Dalla Costa e Federico Giulio Janni per la regia di Giuseppe Amato\, assistente alla regia Sara Troiani. \nIl debutto è previsto per venerdì 12 maggio alle ore 20.45 al Teatro di Meano all’interno della prima edizione del progetto Residenze Bellandi\, lanciato quest’anno da ariaTeatro in memoria del regista Riccardo Bellandi. \nLo spettacolo è stato realizzato con il contributo finanziario della Provincia Autonoma di Trento e con la collaborazione di ariaTeatro compagnia teatrale. \nI due attori si caleranno nei panni dei due protagonisti\, anime smarrite alla ricerca di un sentimento capace di renderli vivi\, per trasmettere il messaggio racchiuso in questo testo di Jon Fosse che è semplice: ogni essere umano è degno del più grande rispetto perché è degno della più grande felicità. \n  \n  \nINFO SPETTACOLO \nwww.emitflesti.com \nINFO BIGLIETTI \ninfo@teatrodimeano.it \n\n0461 511332 (mar-ven 17-20 e sab 10-13)
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SUMMARY:La vita ha un dente d'oro
DESCRIPTION:Stagione in abbonamento \ntesto/drammaturgia di Rita Frongia\ncon Francesco Pennacchia e Gianluca Stetur\nregia di Claudio Morganti – organizzazione di Adriana Vignali\nproduzione Esecutivi per lo Spettacolo Compagnia teatrale\ndiretta da Claudio Morganti \n«La vita ha un dente d’oro» è un’antica espressione bulgara che non trova corrispondenza idiomatica nella nostra lingua. Oggi l’espressione non è più in uso ma pare venisse utilizzata per alludere al fatto che in tutto ciò che è vero c’è sempre un artifizio\, una menzogna. Ma è anche vero che le cose\, a volte\, sono proprio come sembrano. \nAcquista online\n \nUno spettacolo di archeologia teatrale. Alle origini del gioco. Laddove nasce la tradizione ormai perduta. Il gusto e il piacere della vera finzione. Quella autentica. Quella che privilegia il gioco e la santa idiozia. La fede nell’arte del fallimento. Insomma\, signori\, potrete vedere due attori. Certamente il gradino più basso dell’umanità\, ma pur sempre due persone\, due esseri\, due esemplari di una specie in via d’estinzione. Fatta oggetto da qualche anno a questa parte\, come ben sapete\, di una caccia spietata. Coloro tra voi che ne sono ignari si chiederanno il perché. Perché mai questo accanimento? Forse per la pelle? Per i denti e le unghie? Per gustarne il rinomato fegato all’alcol? No signori. Le carcasse degli attori vengono semplicemente lasciate marcire al sole\, soltanto dopo\, però\, aver tratto godimento dal loro dolore in seguito ad una qualsiasi frase irrispettosa nei loro confronti. Come\, per esempio «Ma insomma basta con gli attori»! Ecco\, una semplice frase come questa può produrre danni devastanti nella fragile ed aerea natura di questa specie. E noi ne abbiamo individuato due esemplari apparentemente ancora in buono stato. \nVenite a vedere di cosa sono capaci! Di quale profonda e inarrivabile stupidità sanno farsi carico! Come sanno attrarsi e distrarsi\, precipitare dalle vette del sublime al buco nero del marasma più ingovernabile! E poi\, chiunque volesse aiutare loro e i rari esemplari ancora esistenti\, può lasciare una donazione al Comitato per la difesa e la salvaguardia dell’attore.
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SUMMARY:Ruggero de I Timidi - Spruzzi di gloria
DESCRIPTION:Il nuovo spettacolo di Ruggero de I Timidi \nDai piccoli locali off di Milano a YouTube\, da 4 amici al bar al grande pubblico televisivo (Tu si que vales – Canale5)\, lo spettacolo ripercorre la carriera di Ruggero de I Timidi\, cantante dalle sonorità senza tempo ma dalle tematiche molto attuali. \nCanzoni irriverenti\, aneddoti piccanti\, considerazioni sulla società moderna\, eleganti digressioni su ciò che le donne dicono\, Ruggero de I Timidi ci offre uno spaccato della vita di una rockstar di successo. Due ore di spettacolo in cui Ruggero incrocia amabilmente le sue radici artistiche\, una poetica cinica che rimanda senza soluzioni di continuità al teatro-canzone gaberiano\, strizzando però l’occhiolino a Pupo e Nilla Pizzi.  \nAcquista online\n \nNelle parole del profeta della Timid Generation: \n𝘊𝘢𝘳𝘪 𝘧𝘢𝘯𝘴 𝘷𝘦𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘦 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘪\, 𝘦’ 𝘧𝘪𝘯𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘨𝘪𝘶𝘯𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘧𝘢𝘳𝘷𝘪 𝘴𝘤𝘰𝘱𝘳𝘪𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘻𝘰𝘯𝘦 𝘦𝘳𝘰𝘨𝘦𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘤𝘢𝘳𝘳𝘪𝘦𝘳𝘢\, 𝘪𝘯 𝘶𝘯𝘰 𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘪 𝘵𝘪𝘵𝘪𝘭𝘭𝘦𝘳𝘢’ 𝘭’𝘢𝘯𝘪𝘮𝘢. 𝘐𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘩𝘰𝘸 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘮𝘪 𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘰’ 𝘢 𝘯𝘶𝘥𝘰*: 𝘴𝘢𝘳𝘰’ 𝘪𝘯𝘧𝘢𝘵𝘵𝘪 𝘥𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘶𝘭 𝘱𝘢𝘭𝘤𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘢𝘮𝘢𝘵𝘢 𝘤𝘩𝘪𝘵𝘢𝘳𝘳𝘢\, 𝘪𝘭 𝘮𝘪𝘰 𝘢𝘮𝘢𝘵𝘰 𝘱𝘪𝘢𝘯𝘰𝘧𝘰𝘳𝘵𝘦\, 𝘪𝘭 𝘮𝘪𝘰 𝘢𝘮𝘢𝘵𝘰 𝘶𝘬𝘶𝘭𝘦𝘭𝘦 𝘦 𝘱𝘰𝘪 𝘮𝘪𝘢 𝘮𝘰𝘨𝘭𝘪𝘦. 𝘊𝘦𝘳𝘤𝘢𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘤𝘪\, 𝘴𝘢𝘳𝘢’ 𝘭’𝘶𝘭𝘵𝘪𝘮𝘰 𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘤𝘢𝘳𝘳𝘪𝘦𝘳𝘢** \n𝘙𝘜𝘎𝘎𝘌𝘙𝘖 𝘋𝘌 𝘐 𝘛𝘐𝘔𝘐𝘋𝘐 \n* 𝘮𝘦𝘵𝘢𝘧𝘰𝘳𝘪𝘤𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘯𝘥𝘰\n** 𝘯𝘰𝘯 𝘦’ 𝘷𝘦𝘳𝘰\, 𝘮𝘢 𝘴𝘦 𝘭𝘰 𝘥𝘪𝘤𝘰 𝘷𝘦𝘳𝘳𝘢’ 𝘱𝘪𝘶’ 𝘨𝘦𝘯𝘵𝘦 \nINFO: ruggerodeitimidi@gmail.com // TEL +39 393 8127364
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SUMMARY:Una stanza tutta per sé
DESCRIPTION:MULTIVERSOTEATRO \nMonologo teatrale che affronta con ironia e leggerezza i temi della creatività al femminile\, dell’emancipazione attraverso l’indipendenza economica e del riconoscimento del talento. La riduzione drammaturgica è tratta dal saggio Una stanza tutta per sé scritto da Virginia Woolf nel 1929\, che rappresenta a tutt’oggi un riferimento fondamentale.\n \nUna donna\, una studiosa deve presentare una conferenza sul tema “la donna e il romanzo”. Non è Virginia che parla\, “chiamatemi Mary Beaton\, Mary Seaton o qualsiasi altro nome vi piaccia”\, dirà\, spogliandosi della sua identità e anziché fare la conferenza racconterà di come è arrivata ad affermare che per essere scrittrici è necessario conquistarsi una “stanza tutta per sé”. Così facendo emergerà una narrazione dove si intrecciano fatti reali e immaginari\, visioni e piccoli fatti quotidiani. \nIl progetto è vincitore del bando Residenze Diffuse 2015 indetto da Spazio OFF\, Opera Universitaria e Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento. \n  \nLa replica del 2 marzo è organizzato da Comune di Trento\, Provincia Autonoma di Trento – Consigliera di Parità – Circoscrizione di Meano ed è inserita nel progetto “Il ruolo della donna nella società contemporanea”. \n  \nREGIA E ADATTAMENTO DRAMMATURGICO: Michela Embriaco \nATTRICE: Michela Embriaco \nNEL VIDEO RITRATTO DI JUDITH SHAKESPEARE: Chiara Maria Cattani \nSCENOGRAFIA E COSTUMI: Giusi Campisi \nPARTITURA LUCI: Mariano Detassis \nIMMAGINI VIDEO\, FOTOGRAFIA: Pierluigi Cattani Faggion \n  \ncon il sostegno di: \nOFF/Sanbàpolis – Residenze diffuse 2015 \n Centro Servizi Culturali S. Chiara\, Opera Universitaria\,  Spazio OFF \nCommissione provinciale Pari Opportunità tra donna e uomo \n  \n 
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SUMMARY:Emigranti
DESCRIPTION:Stagione in abbonamento \ndi Sławomir Mrozek\ncon Andrepietro Anselmi\, Chiara Benedetti e Denis Fontanari\nluci di Federica Rigon\nregia di Giuseppe Amato\nassistente Chiara Benedetti\nproduzione ariaTeatro Produzioni \nL’emigrante è un seme gettato lontano dalla semina\, un fiore spostato dal vento. L’emigrante è colui che cerca\, la mano con la lanterna per far luce in un luogo oscuro. È il tracotante desiderio di vedere oltre le ombre di una caverna\, è il rifugio passeggero\, prima di tornare a casa. L’emigrante è la casa quando si nasce senza casa\, è un nome se nessuno te lo vuole dare. È il passaggio per arrivare in un luogo amico\, è l’incerto nella smania di sapere. L’emigrante è lo scomodo\, il moto oscuro o divertito\, il disagio\, la puzza. È la scoperta\, il divino\, l’oltre\, il dovere\, il dolore\, il rimpianto. L’emigrante è la fuga\, la libertà\, la liberazione\, la caduta\, il salto\, la vita. \nAcquista online\n \nEmigranti è sicuramente il testo teatrale più amaro ma anche umoristico di Sławomir Mrozek\, autore simbolo della Polonia del ’900. Scritto volutamente senza dare un nome ai due personaggi e una loro specifica collocazione spazio-temporale\, racconta l’universalità della condizione migratoria di ogni essere umano. La storia è semplice quanto significativa: in una città straniera due emigranti sono costretti a trascorrere la loro vita nella squallida stanza del sottoscala dove abitano. Hanno estrazione sociale e carattere diversissimi\, e per questo spesso in contrapposizione ma i loro mondi così distanti sono costretti a dialogare perché accomunati dalla stessa condizione. È una scrittura immediata\, sferzante\, una dedica accorata dell’autore a tutti gli emigranti che lontani dalla propria terra cercano riscatto altrove. Ma è anche una riflessione più alta e universale. Lo straniero in terra non propria non è altro che l’uomo stesso\, il viaggiatore\, l’Ulisse di ogni epoca e nazione.
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SUMMARY:Due
DESCRIPTION:Stagione in abbonamento \ndi Jim Cartwright\ntraduzione di Serena Zampolli\nregia di Massimo Mesciulam\ncon Angela Ciaburri e Davide Mancini  \nLo spettacolo del celebre drammaturgo inglese dipinge l’incredibile spettro delle emozioni umane attraverso le vite colorite dei due gestori di un pub\, e dei loro abituali avventori. \nAcquista online\n \nScritto nel 1989\, ma ancora sorprendente oggi\, nella versione italiana della giovane Serena Zampolli Due racconta una vicenda dalla cornice drammatica nella quale si avvicendano ruoli grotteschi: l’azione si svolge in una sola serata in un pub di provincia. In questo luogo di aspirazioni fallite e vite irrealizzate\, si definiscono i rapporti tra i due gestori\, una coppia affiatata ma cristallizzata in un rancore irrisolto; gli avventori del pub entrano ed escono\, litigano e si amano\, mettono a nudo la propria solitudine e affondano nell’alcol le proprie speranze. L’originalità della messa in scena è che a sostenere tutti i ruoli sono sempre loro due\, lui e lei\, la coppia proprietaria del pub che\, cambiando abiti\, modo di parlare\, di muoversi ed agire\, riescono ad essere\, “straordinariamente quattordici diversi personaggi”. Sarà proprio in questo intreccio di vite che i coniugi riusciranno\, finalmente\, a parlarsi. Un gran successo di pubblico e critica\, lo spettacolo è stato lodato da Resi Romeo di La Repubblica per la bravura degli attori\, mentre Francesca Camponero ha parlato della regia di Mesciulam che “come sempre\, riesce a dare ai suoi attori quell’imprinting di naturalezza che è un valore aggiunto nella recitazione di oggi. Nessuna caricatura\, solo verità\, per questo ancora una volta il suo lavoro si dimostra attuale e ben riuscito”.
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SUMMARY:Nel paese dei ciechi
DESCRIPTION:Stagione in abbonamento \nadattamento e regia Chiara Benedetti\ncon Giuseppe Amato\, Chiara Benedetti e Denis Fontanari\nscene e luci Federica Rigon\norganizzazione Cristina Pagliaro\nringraziamento Claudia Monti e Martina Segatta\nproduzione ariaTeatro \n«…pensate a cose straordinarie\, saranno loro a portarvi in alto…!» \nAcquista online \n \nSi immagini un paese i cui abitanti abbiano perduto del tutto il ricordo della vista. In cui l’oscurità abbia preso il posto della luce. Si immagini una civiltà prospera\, che abiti una valle incantata ricca di ogni bene\, ma che non contempli la possibilità di superare i confini delle rocce che la circondano. E si immagini infine l’arrivo di un uomo da oltre quei monti\, dal mondo grande e immenso che si estende a perdita d’occhio. Con il suo carico di incredibili storie e fantasie\, sulla possibilità di percepire la realtà attraverso linguaggi fino a quel momento sconosciuti. La possibilità di oltrepassare l’isolamento e di solcare finalmente un sentiero di conoscenza verso la libertà. Eppure\, l’uomo che ha visto la luce non sa spesso come dichiararsi alla comunità e convincerla ad abbracciare con coraggio una via nuova.
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SUMMARY:Un anatroccolo in cucina
DESCRIPTION:(sostituisce Peter Pan) \nper bambini dai 3 anni \nEccentrici Dadarò \nUN ANATROCCOLO IN CUCINA\, Spettacolo senza parole\, Liberamente ispirato a “Il brutto anatroccolo” di Hans Christian Andersen\, produzione Eccentrici Dadarò\, di Simone Lombardelli\, con Simone Lombardelli\, regia Dadde\, musica dal vivo Luca Rampini\, durata 50 minuti età dai 3 anni\, tecniche clownerie\, pantomima\, bolle di sapone\, bicchieri musicali. \n \nLa cucina di un grande ristorante. Un lavapiatti sommerso dal sapone. Suoni e voci che ridono di là dalla porta. E dietro quella porta un sogno… quello di essere dall’altra parte\, seduto a quella festa\, a ridere e cantare con chi sta “insieme”. Ma tra le pentole e gli strofinacci\, le tazzine e i bicchieri da lavare\, realizzare quel sogno sembra impossibile! … anche se\, a guardarlo bene\, quel lavapiatti goffo e combinaguai assomiglia così tanto a quel brutto anatroccolo che cercava di spiccare il volo… Allora non resta che credere alle favole! E sognare.. sognare di fare proprio come quell’ anatroccolo\, che una mattina si svegliò e si scoprì cigno… Rievocando l’affascinante atmosfera del cinema muto\, il progetto indaga e riscopre l’incontro tra la musica e l’azione teatrale attraverso un pianista che suona dal vivo ispirandosi ai compositori degli anni ’20 e creando una colonna sonora “all’Anatroccolo” nella ricerca del proprio destino\, ora sottolineando le gags\, ora trasportando il pubblico alla scoperta di una realtà onirica dove l’ingenua semplicità del protagonista rende ogni cosa magica ed evanescente. Lo spettacolo\, raccogliendo la magia della pantomima e della clownerie\, sorprendendo con bolle di sapone e bicchieri che suonano\, prende spunto dalla favola de “Il Brutto Anatroccolo” per trattare con note leggere il tema della diversità\, reale o immaginata\, il bisogno di essere accettati e di far parte di un gruppo\, la possibilità di perdere o sbagliare\, anche di cadere\, ma senza smarrire mai l’entusiasmo e il coraggio di rialzarsi e ripartire.
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SUMMARY:L'amore ai tempi del colera
DESCRIPTION:Stagione in abbonamento \ndi Gabriel García Márquez\ncon Laura Marinoni\, Alessandro Nidi (pianoforte)\, Marco Caronna (chitarra e percussioni)\nregia di Cristina Pezzoli\nproduzione Pierfrancesco Pizani\, Nidodiragno e Parmaconcerti\nin collaborazione con Infinito srl e il Funaro/Pistoia \n Amore ai tempi del colera è un’originale rielaborazione tra teatro e musica del romanzo culto di uno dei più grandi inventori di storie del nostro tempo\, Gabriel García Márquez. \nAcquista online\n \nCantare un amore a distanza che dura tutta la vita fino a compiersi nella vecchiaia avanzata è la straordinaria invenzione narrativa di uno dei più grandi affabulatore del nostro tempo\, recentemente scomparso: Gabriel Garcia Marquez.\nMa è anche materia di grande fascino per generare una curiosa occasione di teatro: Florentino e Fermina si incontrano poco più che adolescenti\, si innamorano e si separano\, ma si tengono nel cuore da lontano\, mentre le loro vite scorrono parallele con le scelte che ne conseguono: marito\, amanti\, figli\, infelicità e abitudine. Quello che si era acceso tra loro nella prima giovinezza si compie con uno stupefacente happy end autunnale\, dopo un’attesa durata “51 anni\, 4 mesi e undici giorni\, notti comprese”. La potente epopea romantica di L’amore ai tempi del colera autorizza ad aprire un dialogo tra episodi e personaggi e musica.\nLa musica accompagna infatti quasi tutto lo spettacolo e la forma scelta è frutto di una ricerca che usa parole e musica senza soluzione di continuità\, strutturata su un repertorio vasto di matrice prevalentemente “caraibica”: Cuba\, Giamaica\, Colombia\, Venezuela che sono i luoghi in cui è ambientato il romanzo. Ma ci sono anche alcune “incursioni” in altri generi musicali\, con contaminazioni tra jazz\, flamenco e soul. Le canzoni prendono così spunto dalle vicende e dalle atmosfere emotive del romanzo\, la gioia e la “saudade” del canto sprigionano e accompagnano l’intima essenza di questo romanzo da anni diventato un “cult”.
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SUMMARY:Mio Eroe
DESCRIPTION:Stagione in abbonamento \ndi e con Giuliana Musso\nproduzione La Corte Ospitale \nIl tema generale è la guerra contemporanea\, il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (2001- 2014)\, la voce è quella delle loro madri. \nAcquista online\n \nLe madri testimoniano con devozione la vita dei figli che non ci sono più\, ne ridisegnano il carattere\, il comportamento\, gli ideali. Costruiscono un altare di memorie personali che trabocca di un naturale amore per la vita. Cercano parole e gesti per dare un senso al loro inconsolabile lutto ma anche all’esperienza della morte in guerra\, in tempo di pace. \nNell’alveo di questi racconti intimi\, a tratti lievi a tratti drammatici\, prende però forza e si fa spazio un discorso etico e politico. In Mio Eroe\, la voce stigmatizzata della madre dolorosa\, da sempre sequestrata nello spazio dei sentimenti\, si apre un varco\, esce dagli stereotipi\, e si pone interrogativi puntuali sulla logica della guerra\, sull’origine della violenza come sistema di soluzione dei conflitti\, sul mito dell’eroe e sulla sacralità della vita umana. \nIl dolore delle madri può superare la retorica militaristica che ci impedisce di ragionare sulla guerra quando siamo difronte al feretro coperto dal tricolore e affonda con la forza dei sentimenti in una più autentica ricerca di verità. In queste testimonianze femminili il tema della pace e il tema della maternità risuonano per quello che ancora sono: pubblicamente venerati e segretamente dileggiati. \nSolo alla fine del monologo sarà forse visibile\, come una filigrana in controluce\, che la voce delle madri piangenti è la voce della razionalità umana. \nMio Eroe \ndi e con Giuliana Musso \nregia Giuliana Musso\ncon la complicità di Alberto Rizzi\nscene e assistenza Tiziana De Mario\nmusiche eseguite da Andrea Musto\ndirezione tecnica Claudio “Poldo” Parrino\nfoto Adriano Ferrara\norganizzazione Miriam Paschini\nproduzione La Corte Ospitale
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SUMMARY:Sin Aire
DESCRIPTION:Fuoristagione \nSin Aire è un racconto per immagini: corpi che parlano d’amore\, di possesso\, di violenza. Elemento dominante il tempo: nei movimenti rituali degli attori\, nel ritmo dei gesti\, nell’ineluttabile fine a cui lo spettacolo\, come la vita stessa\, va incontro. Destino di morte e vita insieme\, d’amore e d’ombra\, del tempo e la sua fine. \nAcquista online\n \nMossa da suggestioni diverse\, la gestazione di “Sin Aire” inizia a dicembre 2014 quando Silvana Pirone viene premiata al Festival Internazionale “Fantasio Piccoli” come miglior regista presentando uno studio su “Aspettando Godot”. In scena un’enorme clessidra trasforma l’albero che Giacometti realizz. proprio per “Aspettando Godot” in filo di sabbia\, filo di tempo. Il testo di Beckett e “I Ciechi” di Metternich ispirano l’idea registica di “Sin Aire” che di entrambi conserva la malinconia\, la cecit.\, la sospensione e l’attesa. Attesa senza respiro\, senz’aria: sin aire. \nLo spettacolo debutta in prima assoluta nella rassegna Fuori Traccia a Gubbio in febbraio 2016 al termine della residenza artistica tenuta presso il Centro Teatrale Umbro. La produzione è stata realizzata con il contributo di URA (UmbriaResidenzeArte) e del Centro Teatrale Umbro nell’ambito del progetto di residenze artistiche sostenuto da Mibact\, Regione Umbria e Comune di Gubbio. \nDurata: 50 minuti \nuna Coproduzione\nNOSTOS TEATRO / MORKS \nideazione e regia\nSILVANA PIRONE \ncon\nGIOVANNI GRANATINA\, SARA SCARPATI\, MARIA TERESA VARGAS \ndrammaturgia\nLUIGI IMPERATO\, SILVANA PIRONE \ndisegno luci\nPACO SUMMONTE \nselezione musicale\nDAVIDE GIACOBBE \nscenografia\nMONICA COSTIGLIOLA\, ANGELO DE TOMMASO \ncostumi\nGINA OLIVA \nsupervisione ai movimenti di scena\nDIMITRI TETTA \nsupporto tecnico\nLUIGI VUOLO \nfoto\nGIOVANNI D’ANGELO \n 
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SUMMARY:Vento da Nord
DESCRIPTION:Fuoristagione \nispirato al libro Vento da Nord e dedicato alla storia di Alfredo Paluselli\ncon Mario Zucca\nmusiche di Enrico Tommasini\ninstallazioni sceniche Marco Nones\nluci Mirko Bonelli\nadattamento e regia di Mario Vanzo \nPresentato al Trento Film Festival 2016 \nAcquista online \n \nIl regista Mario Zucca attraverso la ricerca della trasparenza ha voluto rappresentare l’anima e lo spirito libero di Alfredo Paluselli: così è nato lo spettacolo Vento da Nord. L’alchimia del teatro ha come elementi fondamentali il racconto\, le immagini visive e il commento musicale. In questo monologo l’attore Mario Zucca\, con arte e pura passione\, racconta di un uomo indimenticabile vissuto tra le rocce e l’arte. Il tentativo di comprendere la natura nella sua espressione più profonda\, i ricordi dei viaggi e delle scalate\, la lunga solitudine e gli incontri: tutto porterà alla scoperta che l’ambiente montano\, a volte inospitale\, può invece essere palcoscenico di grandi opportunità e potenti ispirazioni. \n  \nAlfredo Paluselli nasce a Ziano di Fiemme\, in Trentino\, nel 1900. Trascorsa l’infanzia tra Svizzera e Germania torna in Italia\, ma se ne va presto in America imbarcandosi clandestino su una vecchia nave. Quando fa nuovamente ritorno alle amate montagne trentine\, Paluselli diventa in breve un pioniere dello sci e dell’arrampicata\, e inizia a coltivare un sublime e personale colloquio con le rocce\, l’arte\, la poesia e l’infinito.
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SUMMARY:Mistero Buffo
DESCRIPTION:Stagione in abbonamento \ndi Dario Fo\ncon Ugo Dighero\nproduzione Fondazione Teatro dell’Archivolto \nDue grandi monologhi di Dario Fo\, interpretati dall’impeccabile interpretazione di Ugo Dighero. \nAcquista online \n \nUgo Dighero propone in teatro due grandi monologhi di Dario Fo rivisti nella sua chiave personale: Il primo miracolo di Gesù bambino e La parpàja topola. Si tratta di due tra i brani più famosi del repertorio di Fo che uniscono un grande divertimento ad un forte contenuto\, il tutto condito con la leggerezza e la poesia tipici dei racconti dell’autore italiano più rappresentato nel mondo. Il ritmo incalzante e l’interpretazione simultanea di tutti i personaggi delle due storie\, consentono a Dighero di mettere in campo  in Mistero buffo tutte le sue capacità attoriali dando vita ad una galoppata teatrale che lascia senza fiato. \nIl primo miracolo di Gesù Bambino\, tratto dallo spettacolo Storia della tigre e altre storie  del 1977. Dario Fo costruisce questa storia prendendo spunto dai “Vangeli apocrifi”\, quell’insieme di storie legate alla vita di Gesù e degli apostoli\, che furono alla base di tutta la letteratura paleocristiana. Il vangelo apocrifo dal quale è ricavata la storia è quello detto “protovangelo”\, cioè quella parte dei vangeli in cui si narra della vita di Gesù Cristo dalla fuga in Egitto fino al momento in cui torna nel deserto Durante la fuga in Egitto Gesù\, Giuseppe e Maria si fermano a Jaffa dove vagano per la città cercando lavoro. Gesù rimane da solo in mezzo alla strada e tenta di fare amicizia con i ragazzini del posto per giocare con loro. Purtroppo viene deriso in quanto “foresto”\, un povero emigrante figlio di emigranti che parla un dialetto incomprensibile. Gesù si trova nella condizione del “diverso”\, cerca di vincere il rifiuto che gli altri ragazzini gli oppongono e\, pur di farseli amici\, di riuscire a giocare e ridere con loro\, decide di compiere un piccolo miracolo. Subito i bimbi entusiasti lo eleggono “capo dei giochi “\, ma quel divertimento assurdo e fantastico viene distrutto dall’antipatico figlio del padrone della città. \nLa parpàja topola\, tratto da Il fabulazzo osceno del 1982. Narra di un giovane e sempliciotto capraio\, Giavan Pietro\, divenuto improvvisamente ricco per le ricchezze lasciategli in eredità dal suo padrone. Costui\, unico contatto umano di Giavan Pietro\, soffriva di una specie di idiosincrasia per le donne ed era in sostanza un misogino paranoico. Il povero pastore\, terrorizzato dai racconti del padrone\, appena vedeva apparire delle ragazze si andava a nascondere accucciandosi in mezzo alle pecore. Ovviamente la notizia della sua ricchezza si diffonde velocemente e il poveretto si trova circondato da aspiranti spose. Tra tutte ha la meglio Alessia che con la sua bellezza vince le paure di Giavan Pietro. La splendida ragazza non disdegna i favori di Don Faina sotto lo sguardo compiacente della madre. Quest’ultima obbliga il prete a trovare un marito alla ragazza prima che sia troppo tardi ed ecco entrare in gioco il giovane\, ricco pastore. La prima notte di nozze tutto viene combinato perché il povero Giavan Pietro rimanga a bocca asciutta e faccia posto al prelato\, ma l’ingenuità del capraio tocca a tal punto il cuore della ragazza che tutto si conclude in suo favore trasformando il tema “ osceno “ della storia in una favola poetica di grande purezza e di altissima poesia.
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SUMMARY:Tropicana
DESCRIPTION:Stagione in abbonamento \ndi Irene Lamponi\ncon Elena Callegari\, Cristina Cavalli\, Irene Lamponi e Marco Rizzo\nregia di Andrea Collavino \nTropicana è una commedia\, una storia familiare vista attraverso gli occhi di una ragazza alla quale mancano figure di riferimento credibili\, un testo che parla ai giovani e agli adulti\, senza retorica. \nMauro se ne va di casa\, pronto a costruire una nuova famiglia. Lucia inizia a soffrire di attacchi di panico e si appoggia alla figlia Nina\, adolescente. Nina cerca di tenere la situazione sotto controllo\, ma il peso dell’assenza del padre si fa sempre più forte. Quando la fuga di Nina da quella situazione senza futuro sembra inevitabile\, lo spettacolo propone un’altra sorprendente possibilità che gli adulti sembrano incapaci di percorrere: affrontare il problema e faticosamente rimettere insieme i pezzi.\n \nPerché vederlo?\nUno spettacolo che dà fiducia alle giovani generazioni e mostra un approccio rivoluzionario ai conflitti familiari. È emozionante\, ironico e disarmante e mette giovani e adulti di fronte al punto di vista dell’altro. Un antidoto alla diffidenza intergenerazionale al quale non si può restare indifferenti. \n«La materia “rapporti familiari” riguarda tutti\, ma ciò che trovo singolare nel testo di Irene Lamponi è la capacità di rendere comicamente i momenti tragici\, di dare universalità alla vita che si svolge tra le pareti domestiche. Davanti a questi personaggi ci chiediamo continuamente perché. Perché queste persone stanno insieme? … È ciò che il buon teatro deve fare secondo me: rendere naturale il porsi domande scomode\, e poi vedere un riflesso di sé stessi in tutti i personaggi rappresentati.» Andrea Collavino\, regista di Tropicana \nTropicana fa parte di un nuovo movimento di drammaturgia contemporanea italiana. Il testo nasce all’interno di CRISI\, un laboratorio di drammaturgia permanente condotto da Fausto Paravidino\, al Teatro Valle Occupato di Roma. \nscene Ruben Esposito\ncostumi Daniela De Blasio\nluci Andrea Torazza\nelettricista Davide Bellavia\nproduzione Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse\ncreazione drammaturgica realizzata con il sostegno di “CRISI – Teatro Valle Occupato”
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SUMMARY:Les Jumeaux
DESCRIPTION:Fuori stagione \nuna produzione Mulino ad Arte\, 2015\ndi Daniele Ronco\ncon Davide Borra e Mauro Borra\nregia di Daniele Ronco\nrealizzato con il sostegno di Fondazione Live Piemonte dal Vivo\, Città di Orbassano\, Comune di Cumiana \nUno spettacolo surreale\, poetico e comico allo stesso tempo: due fisarmonicisti gemelli raccontano la loro straordinaria (e vera) avventura di artisti di strada in giro per il mondo\, accompagnati dai tanghi appassionati di Piazzolla\, e passando inevitabilmente per lo swing e il gitano.\n \nLes Jumeaux è uno spettacolo surreale\, poetico e comico allo stesso tempo. Due fisarmonicisti gemelli raccontano con la musica e tanta magia la loro straordinaria (e vera) avventura di artisti di strada in giro per il mondo\, quando avevano appena 17 anni. Sulle spalle portavano una fisarmonica e intasca solo un sogno: vivere di musica. Dopo quindici anni i gemelli (les jemeaux) si ritrovano\, uno musicista ormai di livello internazionale (Davide)\, l’altro filosofo e amante del teatro (Mauro)\, per portare sul palco lo spezzone più bello della loro vita insieme: il viaggio come artisti di strada in giro per il mondo. Due carismi che finalmente s’incontrano sotto la regia di Daniele Ronco per suonare ancora una volta il loro sogno. Si spazia dal musette francese delle giostre in legno con i cavalli ai tanghi appassionati di Piazzolla\, passando inevitabilmente per lo swing e il gitano. Uno spettacolo che non vi farà stare fermi\, ricco di colpi di scena.
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